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Cavarzere Antica
Le carceri |
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Il solido e un po' tetro palazzotto delle carceri viene smantellato per liberare la piazza Vittorio Emanuele II. Era stato costruito nel Settecento in prossimità, sembra, di una delle torri del lato ovest del castello.
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I casoni |
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Queste povere abitazioni si trovavano in territorio cavarzerano fra l'Adige e il Gorzone. Furono demolite insieme ad alcune case in muratura per la costruzione di una banca di rinforzo all'argine sinistro del fiume.
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Draga sul Gorzone (1925 circa)
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Si scava il letto del Gorzone davanti al molo della distilleria. Sul canale si svolgeva un costante passaggio di imbarcazioni, che si intensificava durante i periodi di raccolta e di lavorazione delle barbabietole e del lino. Dalla metà dell'Ottocento esisteva sul Gorzone un servizio di battello che garantiva un collegamento regolare ed agevole con Chioggia e quindi con Venezia.
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Giardini (1935 circa)
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Durante il periodo fascista si pensò di dare una sistemazione decorosa al vasto spazio libero che esisteva a nord di via Pescheria. Fu costruita una fontana con vasca circolare, si piantarono arbusti ed alberelli, furono sistemate aiuole e vialetti.
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Una seconda veduta dei giardinetti di via Peschiera. Nessuno degli edifici raffigurati in questa e nella cartolina precedente sfuggì alle bombe sganciate negli ultimi giorni di guerra.
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Il "moleta"
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Il "cabiòto" del "moleta" Bentivoglio, detto "Ojo", si trovava addossato invece all'edificio delle scuole elementari.
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Il venditore di ferramenta (1960 circa)
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In bella mostra, sotto gli occhi esperti dei compratori, "bataùri", "mòe", "crìvoe" fatte con i "serciùni veci" delle biciclette, "caène" per le mucche e seghe col telaietto di legno. A sinistra, le case diroccate dell'antichissima "Strada del Tartaro".
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La raccolta del grano
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Estate del 1934. Quarantasei persone, tutte in riga ed alcune sul "palco" della "trebia", a piedi scalzi e col fazzoletto al collo per difendersi dalla fastidiosa "pula", a festeggiare con una foto la conclusione del lavoro più importante per il contadino: la raccolta del grano. "Tose, spose, femene, omani, veci e putei"rappresentano qui una realtà sociale i cui membri erano uniti dalla tradizione e da precise condizioni economiche. Una realtà che nel secondo dopoguerra, e soprattutto dopo l'alluvione del 1951, è andata progressivamente frantumandosi, intaccata anche nelle sue regole e nei suoi valori.
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Palazzo Bertolini
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Questo storico palazzo fu distrutto da un bombardamento il 6 novembre 1944. Era appartenuto un tempo ai Mastini, una importante famiglia di Cavarzere i cui membri si trovano spesso citati nei documenti del Settecento e del primo Ottocento. In particolare è da ricordare don Francesco Mastini, che fu arciprete dal 1804 al 1826. Il palazzo, dalla facciata sobria ed armoniosa, risaliva al secolo XVII.
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Palazzo Mainardi
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Nel '700 ai conti Mainardi apparteneva la piazzetta, detta appunto Mainardi, e i due palazzi che la chiudevano a sud e ad ovest. Agli inizi del nostro secolo il palazzo a sud era proprietà del conte Francesco Bonmartini sposato con Linda Murri, protagonista del famoso processo Murri - Bonmartini, sospettata di aver fatto uccidere il consorte.
Una parte del palazzo ad ovest, simile per struttura all'altro, fu rimaneggiata per accogliere la sede della Cassa di Risparmio di Padova. Si nota come la vecchia via Umberto I si restringesse di alcuni metri, rispetto all'attuale, a partire dal palazzo dei conti Salvadego.
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Piazzetta Mainardi (dopo il 1930)
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La foto trasmette un senso d'incertezza, di disagio. Gli intabarrati che sostano sul marciapiede, o commentano fra loro, sembrano in attesa di qualcosa che deve accadere. Palazzo Bonmartini conserva qui ancora il portale e la piccola edicola d'angolo che aveva nel 1761. Nell'Ottocento la parte vicina al cancello fu rimaneggiata, come ben si vede. Con quello che gli sorge accanto, è questo forse l'edificio più antico del centro. Manomesso e deturpato a più riprese nel dopoguerra, sembra ora avviato al degrado fra la più completa indifferenza.
In primo piano, la colonna col Leone di S. Marco eretta a testimonio della "venezianità" di Cavarzere, dopo che nel 1923 era stato scongiurato il pericolo di vedere il paese spaccato in due parti: la destra aggregata alla provincia di Rovigo e la sinistra unita a Venezia.
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Piazzetta Mainardi (1951)
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Barche in piazzetta Mainardi in un soleggiato mattino di novembre del 1951. Esattamente centocinquant'anni prima, nel novembre del 1801, il Po aveva raggiunto un'altra volta con le sue acque il centro del paese. "Le squallide tramortite facce de' cittadini, la giacenza de' vecchi, de' fanciulli e de' miseri villici d'ogni età e sesso sulle pubbliche strade a ciel scoperto, le grida di tutti quelli che o hanno perduto o son per perdere la loro sostanze...". Questo lo spettacolo miserevole di quei giorni lontani.
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La Torre del Barbiani |
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La sua costruzione risale al 1892. E’ dovuta allo stile e alla inventiva dell’architetto Barbiani di Bologna. Poggia su una pianta quadrata con un lato base di 8 metri ed è alta 60 metri. E’ costruita interamente in mattoni pieni, fatta eccezione per le balconate, le colonne e gli archi, realizzati in pietra trachitica. Il basamento, con la superficie esterna bugnata, ha un'altezza di dieci metri. Il sovrastante corpo a torre, con lesene a tutta altezza, è di 25 metri: termina con una volta cilindrica sulla quale trova appoggio la cella campanaria. La struttura portante di quest'ultima, alta 11 metri, è formata da quattro pilastri di sezione quadrata, con un metro di lato. Su di essi grava la volta a crociera, a sesto rialzato, eseguita a sostegno della cuspide, che si eleva, come si è detto, sino a 60 metri dal piano stradale.
I muri hanno uno spessore di 150 centimetri, mentre quelli della cuspide sono di 55 centimetri. La sezione della cella campanaria è di 6 metri e 70 centimetri, quella della cuspide di 5 metri e 20 centimetri. Durante le ultime operazioni belliche che precedettero la liberazione di Cavarzere, nel 1945, il campanile venne colpito e squarciato in vetta dai tedeschi in ritirata, che cannoneggiarono anche la torretta del municipio. Alla fine delle ostilità, la cuspide venne rimessa in pristino come pure venne ricostruita parte del palazzo Barbiani, sede municipale, che era andata distrutta.
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Via Pescheria
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Scuole del centro - Via Pescheria (1920 circa)
Vecchi edifici spazzati via dai bombardamenti e aria di vacanza per i molti ragazzi in bicicletta o a piedi, col cappellino di paglia dal nastro blu in testa.
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Via Pescheria (1920 circa)
Via Pescheria, più che una strada, era un largo spazio irregolare. La zona al di là dei paracarri, verso il Duomo, era chiamata nell'Ottocento "Piazza dei suini"; vi si svolgeva probabilmente la fiera annuale.
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Via Pescheria - Bar Americano (1930 circa)
Una parte di questo edificio, che si trovava di fronte ai giardinetti, esiste ancora. Da notare i due lunghi fregi dipinti che caratterizzavano il primo piano. In paese, qualche altro palazzo era abbellito in maniera simile. Particolarmente curate, anche in rapporto ai motivi architettonici della facciata, erano le decorazioni della sede della Cassa di Risparmio.
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Via Regina Margherita (1908)
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Mentre il maniscalco rimetteva a nuovo gli zoccoli del cavallo, per il carrettiere c'era la possibilità, all'osteria sull'altra parte della strada, di bersi un' "ombra" e di scambiare quattro chiacchiere, informandosi sulle ultime novità. Curiose le figurette di queste due donne, entrambe col "fazzoletton" scuro con le frange, sebbene sia estate ed il sole batta a picco. Una ha l'ombrello; era un vezzo imposto dalla moda del tempo, quando una donna rifuggiva dalla tintarella e si sentiva bella soltanto se aveva la pelle bianca, sogno irraggiungibile di tante popolane, che passavano le loro giornate nei campi impegnate negli stessi lavori faticosi degli uomini.
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Palazzo Silimbani
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