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Le chiese di Cavarzere

LE CHIESE

IL DUOMO. Le origini del Duomo di S. Mauro di Cavarzere si perdono nel tempo. La costruzione di quello distrutto nel 1945 risaliva al 1755. Del precedente non si hanno ricordi; si sa che già esisteva nel 1500 e nel 1700 mostrava i segni di una decrepitezza avanzata. Il primo documento su questa chiesa-parrocchia è del 1288, anno in cui la sede arcipretale era vacante. Nel 1724, il Comune, che ne era il "jus patrono", ne propose un radicale restauro. In successive decisioni, del 1732 e del 1740, l’amministrazione comunale convenne per una costruzione "ex novo", più artistica e più vasta. L’opera fu condotta a termine nella sua mole muraria, utilizzando una vera e propria cava di sasso d’Istria, nel 1793. Di stile greco-romano, con maniera palladiana.
 
Volgeva la facciata verso il fiume, come tutte le principali costruzioni paesane del tempo. Nel 1795, lo benedisse e lo aprì al culto l’arciprete Giuseppe Piasenti; venne poi consacrato nel 1800 dal vescovo Sceriman. Nel 1827 fu costruito il monumentale altare delle "Anime" del Fadiga. Per il pavimento della navata, in marmo rosso e bianco di Verona (1832), ogni famiglia sostenne la spesa di 5 lire (costo di un quadro).


VECCHIA FACCIATA DEL DUOMO VERSO L'ADIGE
 

Il Duomo subì un restauro generale nel 1938. Quello che era considerato il più grande monumento d’arte cittadino, nelle giornate del 23, 24 e 25 aprile 1945 fu ridotto in un cumulo di macerie. Non appena cessate le ostilità, l’onere della ricostruzione venne assunto dal governo centrale. E secondo il desiderio più volte insistentemente espresso dall’arciprete mons. Scarpa, venne rifatto quasi "com’era e dov’era".


DUOMO ATTUALE
 

Unica variante fu l’inversione della facciata, che oggi è rivolta a mezzogiorno e che fu dettata dalle esigenze del piano regolatore del paese. I lavori di ricostruzione incominciarono nel 1950. Ripresero dopo l’alluvione del Po del 1951 (1953) con la posa della prima pietra. Alto circa 37 metri, l’attuale Duomo fu benedetto e aperto al culto nella festa di S. Mauro del 1956 dal vescovo mons. Piasentini.

Parrocchia Arcipretale S. Mauro 0426-51042

IL CROCEFISSO

l Crocefisso scolpito da Domenico Paneghetti fu posto con onore in una cappella dopo i fatti straordinari accaduti a partire dal 1873. Era stato trasportato da Boscochiaro al Duomo nel 1836, scendendo l'Adige su una barca, ed era rimasto per molti anni in uno stanzone adibito a ripostiglio. Nel volto affilato, nella magrezza del torso, nelle vene che solcano braccia e gambe, questa scultura, accanto alla posata sofferenza e all'abbandono del Cristo, lascia intravedere il peso quotidiano della vita del Paneghetti e degli altri cannaroli e braccianti - suoi compagni di miseria e suoi probabili modelli - i quali dovevano avere anch'essi, come questo Gesù, le vene gonfie più di fatica che di sangue.

 
DOMENICO PANEGHETTI

Domenico Paneghetti, detto "Ciòssego", nacque il 12 marzo 1794 a Boscochiaro di Cavarzere. È il primogenito dei coniugi Angelo Paneghetti e Maddalena Fontolan. Domenico perde il padre a 24 anni e mitiga il suo dolore con l'amore verso la conterranea Monica Zangirolami che a 28 anni diviene sua sposa. I suoi pellegrinaggi al santuario di S. Domenico di Chioggia, dove si venera un maestoso Crocefisso, lo ispirano alla "costruzione" di una immagine del Cristo per il suo paese. Il "Ciòssego" è tutt'altro che uno scultore: sa maneggiare solo il "seghetto" (falce messoria) e la "roncolina" per i bisogni di casa. Ha 36 anni, nel 1830, quando adocchia un grosso noce nell'orto del vicino di casa, un certo Pedrina, il quale, dopo continue insistenze, finisce col cederglielo. Viste le povere condizioni economiche del Paneghetti, l'albero viene ceduto allo stesso in cambio di due mesi di lavoro nell'orto del Pedrina. Abbattuto il noce, il Paneghetti lo sfronda, pulisce il tronco e se lo porta a casa. Casa per modo di dire, perché di un "casone" si trattava. Qui il tronco viene posto su due cavalletti, attorno ai quali lo "scultore" lavora e lavora, giorno e notte. Questo mentre ogni settimana, al venerdì, il Paneghetti continua a pellegrinare a Chioggia, in S. Domenico, per chiedere conforto e fede nell'impresa. Il lavoro dura tre anni, fino a che l'immagine appare in tutto e per tutto finita (corre l'anno 1833). Domenico la monta sulla Croce, fatta con i rami dello stesso noce. Purtroppo, la sua vita, stentata e misera, lo conduce presto alla tomba, a soli 44 anni (1838).

IL "MIRACOLO"

Il "miracolo" è raccontato da una stampa del 1896 che fu distribuita in occasione di un grande pellegrinaggio. Si racconta che la sera del 10 giugno 1873 una fanciulla, Adele Scuri, accompagnata da una donna nello stanzone per vedere l'immagine e pregare improvvisamente esclamò: "Il Crocefisso abbassa la testa!...". Presa per una sempliciona e visionaria dall'accompagnatrice, la ragazzina viene azzittita. Un altro caso del genere si ripete il giorno seguente, festa dei patroni diocesani Felice e Fortunato. Un'altra fanciulla, Baldo Vittoria "Stradavola", che con la maestra stava pregando dinanzi all'immagine, tutto ad un tratto esclamò: "Il Crocefisso chiude gli occhi e abbassa la testa!...". Il "miracolo" si ripete per il terzo giorno consecutivo, al termine della processione del Corpus Domini, con un'altra bambina che prega ai piedi del crocefisso. Qualcuno in paese comincia a convincersi che qualcosa di "strano" è veramente avvenuto: il capo dell'immagine sembra indubbiamente essersi abbassato. Si grida "al miracolo" e una folla di cittadini e di persone dei paesi vicini intraprende a visitare il simulacro. L'arciprete, don Angelo Pomati, decide di fare esaminare il Crocefisso da periti ma l'immagine non presenta alcuna lesione. Ma i sagrestani, Giovanni Malfagioli e Domenico Rubinato, fanno osservare che prima nel pulirlo sono sempre passati colla mano sotto la barba, mentre ora ciò è impossibile, perché essa tocca il petto. Si tenta di sminuire l'accaduto per prudenza e anche per "motivi di ordine pubblico" ma ormai non c'è nulla che trattenga i fedeli. Il Patriarca di venezia, che non aveva più giurisdizione su Cavarzere viene indotto a chiedere la "giuridica ricognizione" per accertare la verità dei fatti.

Il tempio fu solennemente consacrato dallo stesso presule nel 1959; oggi vi si conserva una pregevole "fonte battesimale", che risalirebbe all’XI secolo e che si suppone sia stata trasportata a Cavarzere al tempo dell’Esarcato di Ravenna. Inoltre, all’interno della cappella, vi è un Crocifisso ligneo, scolpito nel 1832 da un cannarolo del paese (Domenico Paneghetti detto "ciossego") e divenuto famoso perché al Cristo si attribuisce il prodigio di aver reclinato il capo.
 
IL NOSTRO PARROCO:
Don Fabrizio Fornaro


FONTE BATTESIMALE
 

LA CHIESA DI SAN GIUSEPPE. La comunità cristiana di San Giuseppe risale al 1542. La sua chiesa, sulla sponda sinistra dell’Adige, è la seconda del paese per antichità e importanza. In questa zona fioriva l’industria delle "grisole" o "grisoe", tessuto di cannucce parallele adatte alla pesca e usate nell’edilizia per soffittare. Questo famoso artigianato, che occupava gran parte della popolazione, aveva trovato la sua sede naturale a "Cannaregio"(o "Canalregio" dalla parola canneto), in quanto la materia prima era a portata di mano.
La popolazione di questo sobborgo, in continuo aumento, si lamentava del distacco dal centro di Cavarzere, cui era collegata da un passo natante. Così il vescovo di Chioggia, mons. Alberto Pascaleo, il 2 luglio 1542 poneva la prima pietra della primitiva cappella di San Giuseppe, che venne successivamente trasformata in una vera Chiesa consacrata da mons. Pasquale Grassi, il 23 luglio del 1636.


LA CHIESA DI S. GIUSEPPE PRIMA DELLA SECONDA
GUERRA MONDIALE
 

La posizione sotto l’Adige e la necessità di rettificare il corso del fiume portò all’abbattimento di questo tempio, tra il 1847-48. La nuova chiesa fu benedetta e aperta la prima domenica di luglio del 1851 e consacrata il 4 luglio 1856 da mons. Francesco Andrea Bonaldo. Fu però distrutta in due ondate successive di bombardamento aereo: il 19 marzo 1945, festa del santo patrono, e il 22 aprile successivo.
L’attuale chiesa di San Giuseppe venne costruita a partire dal 3 settembre 1949. Fu consacrata il 28 aprile 1951 dal vescovo mons. Giacinto Ambrosi. San Giuseppe venne eletta a parrocchia il
10 maggio 1944.


L'ATTUALE CHIESA DI S. GIUSEPPE

 

CHIESA DI BOSCOCHIARO
 

CHIESA DI S. PIETRO
 


CHIESA DI S.MARIA
Loc. Villaggio Busonera
 


ALTARE
chiesetta loc. Ca' Labia
 


CHIESETTA
Frazione di Grignella
 

Come gli edifici della "Crosara" ed il campanile, anche la chiesa di San Francesco fu demolita alla fine dell'Ottocento per far posto alla strada che costeggia il muraglione. Via Nazario Sauro passa oggi sopra le fondamenta della parte anteriore di questa chiesa, edificata nel 1615. Non si sa quando, né per quale motivo, l'altezza della navata era stata ridotta di almeno un terzo, rifacendo il tetto più basso ed aprendo nuovi finestroni a lunetta in corrispondenza dei quattro altari laterali. 


CHIESA DI SAN FRANCESCO

 
Parrocchia B.M.V. Mediatrice loc. Mondonovo, 5 - Busonera  tel 0426-53474
Parrocchia di Cà Briani via Cà Briani, 26 tel. 0426-350153
Parrocchia di Passetto via Passetto, 21  tel. 0426-52310
Parrocchia S.M. ASSUNTA via Maddalena, 31-  Rottanova  tel. 0426-500023
Parrocchia S. FRANCESCO D'ASSISI via Rovelli, 15 - Boscochiaro  tel. 0426-506045
Parrocchia S. GIUSEPPE p.zza S. Giuseppe, 10  tel. 0426-51061
Parrocchia S. PIETRO D' ADIGE loc. San Pietro  tel. 0426-357033
Parrocchia S. ANTONIO loc. Dolfina  tel. 0426-5030041
Le foto storiche sono state raccolte da Duilio Avezzù, Alessio Tosetti e Antonio Bedendi.
 
 

 
 

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